Neonati in Famiglia: Yara

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Yara nata in Tunisia, laureata e nel suo paese lavorava in uno studio di avvocati. E’ in Italia da 5 anni e con il marito e il figlio di tre anni vive in una casa occupata in zona Vigne Nuove. Dopo il parto, gli assistenti sociali hanno preso in carico la sua situazione e, constatando il suo stato precario abitativo, le hanno proposto la casa famiglia. Nel caso in cui avesse rifiutato le avrebbero tolto il bambino; per questo motivo ha vissuto meno di un anno in una casa famiglia con suo figlio da dove è fuggita per ricongiungersi con suo marito. Vive nel terrore che gli assistenti sociali possano portarle via il bambino. Il figlio di 3 anni è iscritto all’ asilo nido privato. È intollerante al lattosio ed è un soggetto allergico. La sua dieta prevede pochissimi alimenti. Il marito è autista per un privato senza contratto e lavora fuori Roma. Il nucleo Familiare non ha la residenza, ragion per cui non può richiedere aiuti di nessun tipo.

Yara riferisce di non avere documenti e per questo motivo vive difficoltà economiche, lavorative, abitative e sociali. Vorrebbe trovare un lavoro con contratto, prendere una casa in affitto e non vivere più con la paura di vedersi portare via suo figlio. Il bonus è stato utilizzato principalmente per acquistare latte di Riso, farmaci e beni per la cura personale del piccolo. La paura di Yara di essere rintracciata dai servizi sociali l’ha resa restia a collaborare ed aprirsi raccontando la verità sulla sua situazione che è rimasta “nebulosa”.

E’ stato consigliato alla donna di rivolgersi al centro Astalli per ricevere aiuti riguardanti i suoi documenti. Gli incontri hanno evidenziato come il prevalere della paura di essere rintracciata e riportata in una casa famiglia prevalga sulla volontà di sistemare la propria condizione di clandestinità, tale paura fanno ipotizzare difficile un cambiamento nell’immediato della sua situazione.

La mamma esperta evidenzia come Yara si mostri come una donna fragile e molto materna, con un forte senso di protezione nei confronti del figlio. Tale iperprotezione fa sì che Yara non consideri i reali bisogni del bambino. L’intervento è stato incentrato nello spiegare ad Yara come la mancanza di documenti possa avere delle conseguenze pratiche per il figlio. Tale condizione di clandestinità potrebbe concretizzarsi nell’impossibilità di avere un pediatra o poter iscrivere il bambino a scuola.

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