Adolescenti e Blue Whale, un gioco psicologico pericoloso: ecco le raccomandazioni del MOIGE - Moige - Movimento Italiano Genitori

Adolescenti e Blue Whale, un gioco psicologico pericoloso: ecco le raccomandazioni del MOIGE

In che modo i genitori possono vigilare sulla vita sociale dei propri figli senza entrare in contrasto?

Health Online l’ha chiesto a Elisabetta Scala, vice presidente del MOIGE, Movimento Italiano Genitori Onlus, che da anni svolge la sua attività a sostengo delle famiglie per una maggiore tutela dei diritti dei minori e dei genitori.

 Quanto è preoccupante questo fenomeno? Qual è la vostra posizione?

È molto preoccupante e noi come Movimento Italiano Genitori in questi giorni stiamo cercando di campire l’ampiezza del fenomeno proprio per parlarne con i nostri figli. Inoltre, stiamo dando delle informazioni ai nostri volontari, i quali daranno a loro volta delle risposte. La nostra raccomandazione è quella di parlare del fenomeno ai ragazzi, spiegare loro quanto sia terribile questo gioco macabro, in modo tale che se sono venuti a contatto con qualcuno coinvolto possano reagire”.

Spesso i genitori degli adolescenti sono all’oscuro di alcuni aspetti della vita sociale dei propri figli. Uno sguardo attento potrebbe aiutare i genitori a comprendere in tempo eventuali comportamenti anomali dei figli, specie se pre-adolescenti?

“Innanzitutto tanto più sono piccoli i bambini tanto più non devono navigare sui social da soli, non bisogna lasciare in mano a un pre- adolescente un telefonino con la connessione h24. È dovere di ogni genitore prestare sempre grande attenzione e parlare con i figli. Parlare con i figli per noi è la prima regola.”

Come controllare i figli senza entrare in conflitto con loro?

“L’utilizzo della rete e di conseguenza i social oggi ci costringono ad entrare nel privato dei nostri figli, è nostro dovere guidarli e anche controllarli chiedendo loro l’amicizia su Facebook”.

Oggi tutto è a portata di click. Se da una parte l’avvento dell’era digitale e la portabilità dei dispositivi hanno dato dei grandi benefici alla società, dall’altra però hanno provocato, e continuano a provocare, seri danni soprattutto se questi strumenti vengono utilizzarti in maniera errata dagli adolescenti, sempre più dipendenti dalla rete.

Secondo il rapporto “Benessere dei quindicenni”, pubblicato da Ocse, è emerso che quasi un quarto degli adolescenti italiani dichiara di trascorrere oltre 6 ore al giorno su internet al di fuori della scuola. Un’abitudine che, si trasforma quindi in vera e propria dipendenza: 47 alunni italiani su cento dichiarano infatti di “sentirsi male se non c’è una connessione a internet”.

Le relazioni attraverso uno schermo escludono la comunicazione verbale fondamentale per relazionarsi con gli altri e a nascondere le emotività, ecco quindi che internet, come ha affermato nel corso di un’intervista a La Repubblica, Federico Tonioni, Ricercatore all’Università cattolica e direttore dell’ambulatorio sulle dipendenze da internet al Policlinico Gemelli di Roma, “è diventato non la causa ma la risposta ad un disagio profondo. Le relazioni online sono spesso le uniche rimaste all’adolescente sempre più orientato ad un ritiro sociale”.

Dottoressa Scala, cosa ne pensa? L’educazione all’utilizzo di internet e della tecnologia resta fondamentale. Il Moige e la Polizia di Stato hanno promosso il progetto “Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro”, con l’obiettivo proprio di fornire a ragazzi, genitori e insegnanti tutte le informazioni necessarie per un corretto e responsabile uso della rete. Quanto sono importanti iniziative volte alla sensibilizzazione e informazione in un periodo storico come quello che stiamo vivendo?

“Il rapporto pubblicato da Ocse ha un fondamento, i nostri ragazzi sono eternamente connessi: ascoltano la musica, vedono programmi televisivi e video con i loro cellulari, anche quando sono impegnati nello studio devono verificare se c’è connessione e nel caso arriva un messaggio devono vederlo e rispondere immediatamente, vivono i social in maniera ansiogena, Questo è un atteggiamento sbagliato e noi dobbiamo dare loro delle regole, quando si sta a tavola o quando si studia il telefonino deve essere messo in disparte. Dobbiamo coinvolgere i nostri figli in attività sportive, creargli delle situazioni da fare nella vita reale e invitarli ad incontrarsi personalmente non attraverso la rete. Occorre educarli. E proprio per questo motivo che la nostra iniziativa “per un web più sicuro” è ormai diventata un appuntamento annuale. Quest’anno c’è stata una novità che ha avuto un grande successo: abbiamo formato dei ragazzi, “gli ambasciatori”, che a loro volta insegnano ai loro coetanei, questo ha funzionato molto perché i giovani sono più predisposti ad ascoltare i loro coetanei che gli adulti. In questo periodo storico occorre cambiare la mentalità, è prioritaria la prevenzione, non si può arrivare ad affrontare il problema a quando c’è l’emergenza”.

 

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