#OFF4aDAY: nel primo mese oltre 1300 richieste di aiuto

Bilancio del primo mese di attività del primo centro di supporto per le vittime di cyberbullismo

Il range d’età dei ragazzi che chiedono aiuto è tra i 10 e i 14 anni

Milano, 19 novembre 2015 – A solo un mese dal lancio della campagna #OFF4aDAY, sono state 1.352 le segnalazioni arrivate al team di psicologi del primo servizio di supporto per le vittime di cyber-bullismo italiano, attivato da Moige e Samsung, con il patrocinio della Polizia di Stato.

Dati allarmanti, soprattutto se si considera la giovanissima età delle vittime. Risulta, dunque, estremamente importante che si continui a parlare di cyber-bullismo, che il servizio venga conosciuto il più possibile e si riescano ad aiutare tutti coloro che hanno bisogno.

Il centro di supporto (393.300.90.90 – help@off4aday.it), attivo dal lunedì al sabato dalle 14:00 alle 20:00, offre l’opportunità a tutti coloro che si sentono vittime di fenomeni di bullismo online di scrivere, rimanendo anonimi, per denunciare il problema e di ricevere un aiuto da un team di psicologi specializzati per capire come comportarsi in queste situazioni di disagio.

Tra le tante segnalazioni, numerose sono quelle pervenute per problemi di bullismo, a dimostrazione del fatto che il fenomeno cyber-bullismo non è ancora ben conosciuto e che la confusione in merito è molta. Motivo per il quale risulta fondamentale che si affronti in modo approfondito questo problema, per il quale i comportamenti da mettere in atto sono diversi da quelli che si consigliano in caso di bullismo.

In totale, si contano oltre 620 casi di bullismo/cyber bullismo e circa 700 richieste di informazioni.

Relativamente alle richieste di aiuto per cyber-bullismo, gli psicologi del Moige consigliano ai ragazzi quali comportamenti adottare e quali accorgimenti sono opportuni in rete quando qualcuno li “infastidisce”: ad esempio, non rispondere agli insulti, “bloccare” gli utenti fastidiosi, non divulgare informazioni private, foto o materiale che poi potrebbe circolare anche senza il loro consenso, segnalare eventuali contenuti ritenuti diffamatori o offensivi. In prima battuta, in ogni caso, gli psicologi cercano di indirizzare il ragazzo verso una figura adulta con cui confidarsi (genitori, professori, insegnanti, psicologi inseriti all’interno della scuola) che li sappia consigliare e supportare in questi momenti di difficoltà.

Nei casi più gravi, o quando questi comportamenti sono stati già adottati e non hanno portato alla risoluzione del problema, i ragazzi vengono aiutati a capire se sia il caso di fare una denuncia alle autorità competenti, fornendo loro i recapiti e i contatti utili per farlo, dopo ovviamente averne parlato con i propri genitori.

In molti casi il riscontro è, fortunatamente, positivo: numerosi ragazzi hanno ricontattato gli psicologi per comunicar loro che, grazie ai consigli ricevuti, sono riusciti ad arginare e/o risolvere il problema.

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