Divieto social Australia: una legge per gli under 16

L’Australia ha segnato una svolta globale nella tutela dei minori con l’Online Safety Amendment (Social Media Minimum Age) Act 2024, entrata ufficialmente in vigore il 10 dicembre 2025 [1].
In soli 30 giorni, l’eSafety Commissioner ha rimosso 4,7 milioni di account under 16 su piattaforme come TikTok, Instagram, Facebook, Snapchat e YouTube [2].

Questa misura rigorosa risponde ai rischi neurologici e di salute mentale già noti, come la dipendenza da social e il fenomeno del doomscrolling, superando i limiti della normativa italiana sull’età minima per i social.
Vediamo come opera il modello australiano e perché è importante che l’Italia, sostenuta dalla petizione MOIGE, debba adottare standard simili.

La legge australiana: divieto totale e age verification obbligatoria

La normativa impone alle 10 principali piattaforme (tra cui TikTok, X, e YouTube) di bloccare l’accesso ai minori di 16 anni senza eccezioni genitoriali. I pilastri del sistema sono:

  1. Age verification: Obbligo di biometria facciale o documenti digitali; la responsabilità è al 100% delle piattaforme [1].
  2. Sanzioni: Multe fino a 49,5 milioni di AUD (circa 32 milioni di euro) per violazioni sistematiche.
  3. Nessun “consenso digitale” under 16: Priorità alla maturità cerebrale, protetta fino a quell’età da algoritmi manipolativi e dai rischi dell’intelligenza artificiale.
Ragazza adolescente che guarda lo smartphone con espressione assente, simbolo del fenomeno del doomscrolling e della dipendenza da social.

L’Australia ha rimosso 4,7 milioni di account under 16 in 30 giorni grazie all’Online Safety Amendment Act 2024.

Dai filtri anti-VPN alle prime rimozioni

L’efficacia del modello australiano risiede nella combinazione di tecnologie avanzate e responsabilità legale diretta. Dal “giorno 1” dell’entrata in vigore, l’eSafety Commissioner ha monitorato l’adozione di sistemi di age verification basati su tre livelli di sicurezza: biometria, controllo incrociato con i database governativi e analisi comportamentale tramite AI.

Nonostante si sia registrato un incremento del 170% nell’uso di VPN da parte degli adolescenti per tentare di aggirare i blocchi, la normativa obbliga le piattaforme a implementare sistemi di geoblocking dinamico. Questo significa che le aziende non devono solo verificare l’età, ma devono dimostrare di aver adottato “misure ragionevoli” per identificare e bloccare gli utenti che utilizzano server proxy.

Il risultato di questo sforzo tecnologico è tangibile: in soli 30 giorni sono stati scollegati milioni di teenager, con un picco di 2,1 milioni di account rimossi solo su TikTok. Il successo iniziale è dovuto anche alla minaccia di sanzioni che colpiscono non solo la mancata verifica, ma anche la progettazione di algoritmi che incentivano la dipendenza, rendendo meno conveniente per le piattaforme ospitare illegalmente profili under 16.

Perché funziona: impatti su dipendenza, cyberbullismo e scuola

L’approccio australiano colpisce direttamente le cause del disagio giovanile. I primi dati della eSafety Commission indicano una riduzione del 25% nel tempo medio trascorso davanti agli schermi e un calo significativo delle denunce di bullismo online.

Gli obiettivi centrati includono:

  1. Contrasto al doomscrolling: Miglioramento della soglia di attenzione e riduzione della dipendenza.
  2. Riduzione del cyberbullismo: Protezione attiva degli spazi digitali per combattere il bullismo online.
  3. Lotta all’isolamento: Incentivo alla socialità reale evitando il sempre maggiore isolamento in cui i giovani si trovano a vivere.

Inoltre, la protezione dello sviluppo cerebellare da ricompense dopaminergiche artificiali è oggi confermata da studi scientifici globali [3].

Francia acceleratrice europea: divieto under 15 da settembre 2026

Il 27 gennaio 2026, l’Assemblea Nazionale francese [4] ha approvato un ddl che prevede il divieto dei social sotto i 15 anni e la limitazione degli smartphone nelle scuole. Il Presidente Macron ha dichiarato: “I cervelli dei nostri ragazzi non sono in vendita” [5].

Bambino completamente assorto e apatico davanti allo schermo di uno smartphone, a rischio di ricompense dopaminergiche artificiali e isolamento.

Il modello australiano impone l’Age Verification tramite la biometria facciale o documenti per impedire l’accesso ai minori di 16 anni.

Italia vs Australia: il gap normativo e la class action MOIGE

In Italia, la soglia minima dei 14 anni prevista dal D.Lgs 101/2018 [6] risulta inefficace poiché le piattaforme si affidano all’autodichiarazione dell’utente. La class action MOIGE [7], la cui udienza si è svolta il 12 febbraio 2026, chiede risarcimenti immediati, ma urge una legge nazionale che ricalchi il modello di Sydney.

Tabella: Confronto normative social minori

Paese / Ambito Età minima Age Verification Sanzioni Risultati Iniziali
Australia 16 anni Biometria/ID obbligatoria 49,5M AUD/plat. 4,7M account rimossi
Francia 15 anni (ddl) Piattaforme/scuole In definizione Approv. gen. 2026
Italia 14 anni Autodichiarazione Class action Petizione MOIGE aperta

 

La Petizione MOIGE: adotta il modello Australia in Italia

Il MOIGE chiede con forza: innalzamento della soglia a 16 anni, age verification certa e standard di sicurezza contro l’uso improprio di intelligenza artificiale e deepfake. I dati SIP/ISS confermano che non c’è più tempo da perdere.
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FAQ – Domande Frequenti

Cos’è il divieto social Australia?

È la legge Online Safety Amendment 2024, in vigore da dicembre 2025, che blocca l’accesso ai minori di 16 anni sulle 10 piattaforme principali tramite verifica biometrica.

Age verification social media in Australia come funziona?

Si basa su biometria facciale o documenti d’identità (ID). Le piattaforme rischiano multe milionarie se permettono l’accesso a minori tramite autodichiarazione.

Italia introdurrà il divieto come l’Australia?

Attualmente è in corso una forte pressione da parte del MOIGE tramite una petizione nazionale e una class action legale per spingere il governo verso il modello australiano].


Note e Riferimenti Bibliografici

[1] Online Safety Amendment (Social Media Minimum Age) Act 2024 (Australia).
[2] eSafety Commissioner Report, gennaio 2026: “Analysis of 4.7M account removals”.
[3] Nagata et al. (2025), JAMA Pediatrics: “Brain development and social rewards”.
[4] Assemblea Nazionale Francia, ddl 27/01/2026.
[5] WHO (2024): Teens, screens and mental health – Report sull’uso problematico dei media.
[6] GDPR Art. 8, D.Lgs 101/2018 (Codice Privacy Italia).
[7] Tribunale di Milano, Fascicolo Class Action RG 29994/2025.
https://classactionsocial.it/

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