18 Febbraio 2026 In Italia, l'uso dei social network prima dei 14 anni richiede il consenso dei genitori, ma il controllo dell'età reale risulta una sfida aperta. In Italia, la normativa sull’accesso di social e minori alle piattaforme digitali è spesso oggetto di confusione. Mentre i social network dichiarano limiti di età basati su standard internazionali, la legge italiana e il Regolamento Europeo (GDPR) fissano paletti precisi per proteggere i dati personali e la salute mentale dei più giovani. Tuttavia, il panorama sta cambiando rapidamente: seguendo l’esempio pionieristico della Francia e dell’Australia, si fa sempre più strada la necessità di un divieto rigoroso fino ai 16 anni. In questo articolo facciamo chiarezza su cosa dice la legge, cos’è il consenso digitale e perché il MOIGE chiede regole più severe, proponendo l’innalzamento della soglia a 16 anni. Cosa dice la legge italiana: l’età minima per Instagram e gli altri social Nel nostro Paese, la disciplina non parla genericamente di “iscrizione”, ma di capacità di prestare il consenso al trattamento dei propri dati personali[1]. Questo crea un divario tra le regole delle app e la legge dello Stato. Sotto i 14 anni: Un minore non può prestare autonomamente il consenso. L’iscrizione a un social deve essere autorizzata da un genitore o tutore. Senza questo passaggio, il profilo è tecnicamente illegale. Dai 14 anni in su: Il minore acquisisce la cosiddetta “maggiore età digitale” e può gestire autonomamente i propri profili. Questa soglia è oggi considerata insufficiente. Il MOIGE propone di innalzare il limite a 16 anni per allinearsi alla reale maturità cognitiva degli adolescenti. L’età minima Instagram: il paradosso dei 13 anni Le policy interne di Instagram, TikTok e Facebook indicano spesso i 13 anni come età minima, seguendo la normativa statunitense COPPA [2]. Questo crea un paradosso: un dodicenne o un tredicenne italiano che usa Instagram sta violando sia i termini del servizio sia la legge italiana sulla protezione dei dati, oltre che esporsi prematuramente a fenomeni come la dipendenza dai social. A questo si aggiunge un vero e proprio paradosso giuridico: la piattaforma, pur sapendo che un tredicenne non ha piena capacità di comprendere le conseguenze del trattamento dei propri dati personali, conclude con lui un contratto digitale come se fosse un adulto, ma scarica sui genitori ogni responsabilità quando quel minore subisce o compie atti lesivi attraverso i social. Il consenso digitale: cos’è e perché l’Europa spinge per i 16 anni Il consenso digitale è l’autorizzazione legale (definita dall’Art. 8 del GDPR europeo [3]) che permette a una piattaforma di raccogliere e profilare i dati di un utente. Come confermato dal Garante Privacy [8], le piattaforme devono adottare misure ragionevoli per verificare l’età reale degli utenti. L’articolo 8 del GDPR prevede 16 anni come età standard per il consenso digitale, ma permette agli Stati membri di abbassarla, con un limite minimo di 13 anni; l’Italia, con il D.Lgs 101/2018, ha scelto di fissarla a 14 anni, mentre sotto questa soglia è necessario il consenso dei genitori. Tuttavia, il dibattito attuale, sostenuto da esperti di neuroscienze, punta a un ritorno ai 16 anni. L’obiettivo è garantire una protezione coerente con la maturità emotiva dei ragazzi, proteggendoli da algoritmi che possono incentivare il cyberbullismo e disturbi dell’immagine corporea [4]. Il “modello Francia”: una legge contro gli algoritmi Il 27 Gennaio 2026, la Francia ha segnato una svolta epocale: l’Assemblea Nazionale ha votato un disegno di legge che impone il divieto totale dei social per i minori di 15 anni. Come dichiarato dal Presidente Macron, “il cervello dei nostri figli non è in vendita”, dichiarando una presa di posizione netta contro la manipolazione emotiva operata dalle piattaforme. Questo disegno di legge, che potrebbe entrare in vigore da settembre 2026, non si limita a un divieto sulla carta, ma impone alle Big Tech di implementare sistemi di verifica dell’età che siano davvero sicuri, prevedendo sanzioni severissime per chi trasgredisce. Confronto normativo: l’età del consenso digitale nel mondo Per capire meglio la posizione dell’Italia rispetto al resto del mondo e alle proposte di riforma, ecco uno schema riassuntivo dei limiti di età: Ambito / Paese Età per consenso autonomo Note Legali USA (COPPA) 13 anni Standard minimo utilizzato dalle Big Tech Italia (Attuale) 14 anni Adeguamento GDPR tramite D.Lgs. 101/2018 Francia (Disegno di legge) 15 anni Con verifica dell’età tramite sistemi certificati Australia 16 anni Divieto social under 16 come protezione per lo sviluppo neurologico UE (GDPR Standard) 16 anni Regolamento UE: soglia standard a 16 anni, con possibilità dei singoli Stati di fissarla tra 13 e 16 anni. Il delicato equilibrio della vita digitale. Senza sistemi di verifica dell’età efficaci, i minori sono esposti ad algoritmi progettati per gli adulti. Perché le piattaforme non controllano davvero l’età? Il problema dell’Age Verification Il problema principale risiede nell’age verification dei social media. Attualmente, la maggior parte dei social si affida all’autodichiarazione: basta inserire una data di nascita falsa per risultare maggiorenni. Secondo i dati raccolti per la Class Action italiana depositata da Moige e dallo Studio Legale Associato Ambrosio & Commodo, milioni di profili appartengono a minori “under age” che aggirano i blocchi, esponendosi ad algoritmi progettati per gli adulti [5]. Per questo motivo, il MOIGE sottolinea l’urgenza di introdurre sistemi di verifica dell’età certi, sicuri e indipendenti, prendendo esempio da modelli internazionali come il recente divieto social in Australia. La posizione del MOIGE: Petizione al Governo e Class Action Social Il MOIGE sostiene che la soglia dei 14 anni sia insufficiente per contrastare la potenza degli algoritmi attuali. Per questo motivo ha intrapreso due strade parallele: Cosa chiede la petizione MOIGE su social e minori La petizione è un’azione di pressione politica rivolta al Governo per ottenere: Innalzamento dell’età per il consenso digitale a 16 anni. Sistemi di Age Verification obbligatori, certificati e rispettosi della privacy. Sanzioni severe per le piattaforme che non bloccano gli utenti sotto l’età minima. 👉 FIRMA ORA LA PETIZIONE MOIGE FAQ – Domande frequenti per genitori e insegnanti Qual è il divieto social minori attualmente in vigore in Italia? In Italia è vietato l’uso autonomo dei social sotto i 14 anni. L’iscrizione è possibile solo con il consenso esplicito dei genitori, che devono essere informati su come vengono trattati i dati dei figli. I social possono vendere i dati di un minore che ha mentito sull’età? In teoria, se un minore dichiara di essere maggiorenne, la piattaforma lo profila come tale, esponendolo a pubblicità mirate e alla vendita dei dati a terzi. Tuttavia, se la piattaforma non ha implementato sistemi di verifica adeguati, rimane responsabile della protezione del minore. Cosa rischiano i genitori se un minore di 14 anni usa i social senza consenso? Oltre alla violazione dei termini di servizio, i genitori possono incorrere nella cosiddetta “culpa in vigilando“. Legalmente, sono responsabili delle azioni compiute dai figli online (come atti di cyberbullismo o danni a terzi) e della mancata sorveglianza sulla gestione dei dati personali del minore. Come posso cancellare il profilo social di un minore di 14 anni? Ogni piattaforma è obbligata per legge (GDPR) a fornire un modulo per la segnalazione di utenti sotto l’età minima. Un genitore può richiedere la cancellazione immediata dei dati e del profilo dimostrando che il minore non ha ancora compiuto 14 anni e che il consenso non è mai stato prestato. Note e Riferimenti Bibliografici D.Lgs. 101/2018: Adeguamento della normativa nazionale al GDPR. FTC COPPA: Children’s Online Privacy Protection Act. Art. 8 GDPR: Regolamento UE 2016/679 sulle condizioni per il consenso dei minori. Nagata et al. (2025) JAMA: Studio longitudinale sull’uso dei social e sintomi depressivi. Dossier Class Action Social (2025): Analisi tecnica sulla profilazione dei minori underage. Tribunale Milano RG 29994/2025: Procedimento legale contro le piattaforme social. WHO (2024): Teens, screens and mental health – Report sull’uso problematico dei media. Garante Privacy: Linee guida su Minori e Social Network. Condividi l'articolo su