SEGNALACI CASI DI ABUSO E ADESCAMENTO PEDOFILO: COMPILA ORA IL FORM!

IL TUO CONTRIBUTO È IMPORTANTE PERCHÉ:

La legge 172 del 1° ottobre 2012 punisce l’abuso sessuale e lo sfruttamento sui minori. Oggigiorno sono sempre più numerose le vittime minorenni di adescamenti e violenze. Non solo abusi fisici, ma anche divulgazione di materiale pornografico e adescamenti tramite Internet e i social network, i nuovi veri covi della pedofilia.

Se tuo figlio è stato vittima di violenze fisiche e/o adescamenti anche tramite Internet, compila subito il form.

Che cos’è la pedofilia?

Il termine pedofilia deriva dal greco pais, paidos (bambino) e philìa (amicizia, affetto) e sta a significare letteralmente “amore per i bambini”. Testualmente la parola pedofilia potrebbe perciò indicare e designare una predisposizione naturale dell’adulto verso il fanciullo o intendersi come forma educativa o pedagogica. Esiste, però, un confine sottilissimo tra le intenzioni delle persone e i loro comportamenti. Attenzioni che in apparenza sembrano dettate da amore e dedizione, possono in realtà mascherare, infatti, un’inquietante perversione.
Nel DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders: Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), ossia il testo di riferimento per psicologi e psichiatri in cui sono classificate, indicate a spiegate tutte le malattie mentali, la pedofilia rientra nella categoria dei disturbi sessuali e dell’identità di genere, in particolare nel paragrafo delle Parafilie e indica l’attività sessuale con bambini prepuberi, generalmente di 13 anni o più piccoli.

Il soggetto pedofilo deve avere almeno 16 anni e almeno 5 anni in più dei bambini che costituiscono, per lui o lei, l’oggetto sessuale preferenziale, o unico.
Statisticamente la pedofilia insorge nell’adolescenza, è solitamente cronica edoccorre che il sintomo persista in modo continuativo per almeno 6 mesi per considerarla tale. Non si considera pedofilia il caso di soggetti tardo-adolescenti che si intrattengono in rapporti con bambini di 12-13 anni, né sono da considerare pedofili i soggetti adulti attratti principalmente da persone con età pari o superiore ai 12 anni circa, purché abbiano già raggiunto lo sviluppo puberale: l’attrazione per i teenagers è definita con i termini poco usati di efebofilia e ninfofilia.

Il criterio psichiatrico del DSM-IV prevede diverse specificazioni secondo le quali la pedofilia può essere di Tipo Esclusivo (attrazione solo nei confronti di bambini/e) oppure di Tipo Non Esclusivo (attrazione anche per persone adulte).
Secondo il DSM-IV i principali criteri da utilizzare per individuare la pedofilia sono:

  1. Durante un periodo di almeno sei mesi presenza di fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente che comportano attività sessuale con uno o più bambini prepuberi (generalmente di 13 anni o più piccoli)
  2. Disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre importanti aree di funzionamento a causa di fantasie, impulsi sessuali o dei comportamenti correlati
  3. Età del soggetto di almeno 16 anni con almeno 5 anni in più del bambino o dei bambini di cui al criterio A.

Secondo l’American Academy Pediatrics “si parla di abuso sessuale quando un bambino è coinvolto in attività sessuali che non può comprendere, per le quali è psicologicamente impreparato e per le quali non può dare il proprio consenso e che violano le leggi o i tabù sociali”. Le attività sessuali possono includere tutte la forme di contatto oro-genitale, genitale o anale con il bambino, abusi senza contatto diretto quali esibizionismo, voyeurismo oppure ancora utilizzo del bambino per la produzione di materiale pornografico.
L’abuso sessuale è un atto sessuale compiuto dall’adulto nei confronti di un bambino (ma anche di un adolescente) che, a causa del grado di sviluppo fisico e mentale che gli è proprio, non è ancora in condizione di acconsentire con cognizione di causa e liberamente all’atto stesso.
Include uno spettro di attività che va dallo stupro all’abuso meno intrusivo.
Nei casi di abuso l’adulto approfitta della grossa differenza nei rapporti di forza esistenti tra lui e il bambino per persuadere o costringere il bambino alla partecipazione: il punto centrale sta quindi nella costrizione alla segretezza che condanna il bambino al silenzio, ponendolo così nell’impossibilità di difendersi e di chiedere aiuto.

In sintesi si può dire che l’abuso sessuale su minori è:

  • il coinvolgimento di un bambino in relazioni sessuali da parte di un genitore (incesto)
  • lo sfruttamento a scopo di gratificazione sessuale da parte di individui legati al bambino da parentela o conoscenza (ad es. membri della famiglia estesa)
  • la violenza sessuale da parte di individui estranei
  • la prostituzione
  • lo sfruttamento di minori nella produzione di materiale pornografico.

Che cosa dice la legge?

La legislazione italiana disciplina con diverse disposizioni la violenza sessuale sui minori:

Che cos’è la pedopornografia?

La pedopornografia può essere definita come la rappresentazione, attraverso foto e filmati che vengono fatti e prodotti per essere distribuiti e venduti, di atteggiamenti sessuali tra adulti e soggetti in età pre-puberale.

Spesso viene confusa con la pornografia minorile, che invece riguarda tutti i minori che hanno già subito le trasformazioni fisiche e mentali proprie dell’adolescenza. Si tratta di un fenomeno dilagante, soprattutto con l’avvento di internet e il successo dei social network, spesso covo di pedofili che celandosi dietro ad un monitor adescano bambini per ottenere fotografie, dati personali e incontri a sfondo sessuale.

Che cos’è la cyberpedofilia?

Quando parliamo di internet e pedofilia parliamo di cyberpedofilia. La Rete oltrepassa i limiti consueti e chi utilizza un computer con accesso a Internet è diventato cittadino del mondo; la comunicazione con gli altri è agevolata, desideri e curiosità vengono liberate per riempire uno spazio di vuoto e di solitudine. Il cyberspazio può, così, consentire a un pedofilo inibito nella realtà circostante, demonizzato dall’opinione pubblica e spaventato dalle conseguenze dei propri impulsi, un acting-out e la liberazione della propria perversione non vissuta sino a quel momento.

Il pedofilo telematico è un individuo socialmente inserito, quasi sempre maschio, di età compresa di solito tra i 20 e 30 anni, buon titolo di studio, con nessun precedente, la maggior parte delle volte celibe.

Quello che fa il pedofilo on-line è introdursi nella solitudine del bambino, alimentare le sue lamentele sulla vita familiare, agire in modo da distanziare il minore dai genitori e portarlo dalla sua parte, cercando di diventare il miglior amico e il più grande confidente del bambino ignaro della vera identità del suo interlocutore.

Il cyberpedofilo inizia fin da subito a creare un clima di fiducia e amicizia con la sua vittima, fingendosi coetaneo del bambino, si assicura più e più volte che il bambino sia solo o comunque che non sia controllato da persone adulte e, se inizialmente le chiacchierate sono su temi molto leggeri come videogiochi, amici, scuola, in seguito vengono introdotti argomenti a tema sessuale, inviando a volte fotografie pedopornografiche per convincere il minore che tali comportamenti sono normali e che anche gli altri bambini sono sessualmente attivi. L’approccio, nella maggior parte dei casi, continua poi via telefono o via e-mail, per arrivare a convincere il bambino a un incontro nella vita reale.

In alcuni casi l’approccio con il piccolo inizia direttamente via cellulare. Per un adulto è molto semplice, navigando nei vari forum e chat a cui i ragazzi si iscrivono, risalire con qualche click ai loro dati personali sensibili come, ad esempio, agli indirizzi di casa o ai numeri di cellulare: in tali casi l’adescatore invia messaggini accattivanti al bambino, conquista il suo interesse e la sua fiducia per poi arrivare alla richiesta di foto, magari osé, molto spesso in cambio di ricariche telefoniche e/o direttamente alla richiesta di un incontro vero e proprio con lui.

Gli studi sul campo evidenziano che l’atteggiamento del minore gioca un ruolo importante nella possibilità di contatto da parte del pedofilo. Sembra che bambini molto curiosi, disinibiti e interessati a temi sessuali, vengano contattati con maggiore facilità dal pedofilo, che cerca un approccio di tipo diverso da quello telematico, più stretto, come quello telefonico o via e-mail. I bambini con un carattere estroverso, contenti di parlare di se stessi, delle proprie esperienze e sentimenti, sembrano una preda più facile e più ambita dal pedofilo, che inserisce argomenti molto attrattivi per catturare il minore nella rete. I bambini prescelti sono anche quelli poco controllati dai genitori, che utilizzano il computer all’interno della propria camera o che possiedono un cellulare personale.

È necessario che i genitori monitorino i movimenti in rete dei propri figli, soprattutto quando si tratta di bambini nella fascia d’eta 6-10. I minori dovrebbero navigare affiancati da un adulto che gli spieghi il buon uso che si deve fare di Internet, uno strumento innovativo che deve essere per i bambini in età pre-puberale fonte di conoscenza e sano divertimento.

I ragazzi non devono assolutamente:

  • dare mai a nessuno l’indirizzo di casa, il numero di telefono o il nome della scuola che si frequenta
  • fissare appuntamenti con persone conosciute sul web, anche se dichiarano di essere coetanee, senza prima avere avuto il permesso dei genitori
  • se si frequenta una chat-room, ci si deve assicurare che nessuno dica frasi moralmente poco corrette, troppo disinvolte o inerenti a tematiche sessuali
  • rispondere a messaggi fastidiosi o allusivi, specie di argomento sessuale

Link di approfondimento

Inviaci la tua segnalazione