Disturbi del comportamento alimentare, colpiti in italia oltre 2 milioni di giovani

Ne soffrono in Italia, secondo l’ultimo rapporto Eurispes, oltre 2 milioni di ragazzi tra i 12 e i 25 anni; la diagnosi spesso avviene tardivamente, anche dopo 6 – 7 anni dall’esordio, quando i sintomi fisici e psichici sono divenuti particolarmente evidenti. Sono i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), suddivisibili in anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata (BED) e disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati (EDNOS).

Per Disturbi del Comportamento Alimentare si intende un alterato rapporto con il cibo e con il proprio corpo. In questi disturbi l’alimentazione può assumere caratteristiche disordinate ed ossessive, con rituali tali da compromettere la possibilità di consumare un pasto in modo “abbastanza normale”.

I più noti DCA sono anoressia e bulimia; secondo i dati del Cidap, il Centro italiano disturbi alimentari psicogeni, in Italia ci sarebbero circa 1.450.000 ragazze bulimiche e 750.000 anoressiche. I disturbi del comportamento alimentare riguardano infatti le donne in circa il 90% dei casi, anche se a partire dagli anni ’90 si nota una costante diffusione tra i ragazzi.

La bulimia nervosa, che significa letteralmente “fame da bue”, si manifesta con la con la tendenza ad “abbuffarsi” per poi eliminare velocemente quanto ingerito attraverso il vomito o con abuso di lassativi. Questo disturbo è anche piuttosto difficile da diagnosticare in quanto generalmente non si accompagna a significative variazioni di peso, tanto che molti specialisti lo considerano un “disturbo epidemico nascosto”. I dati epidemiologici parlano di una incidenza di circa il 3% nella popolazione femminile.

Al contrario l’anoressia nervosa si manifesta con il rifiuto del cibo e con una forte perdita di peso; questo disturbo in un 3 – 5% circa di casi porta alla morte. Questa malattia, considerata 50 anni fa come rara e diffusa solo tra le giovani delle classi elevate riguarda ormai tutti gli strati sociali del mondo occidentale.

I dati epidemiologici parlano di una incidenza, nella popolazione femminile tra i 12 e i 25 anni, vicina all’1%. Entrambe i disturbi sono accomunati dal pensiero ossessivo del cibo, dalla paura morbosa di diventare soprappeso uniti ad una percezione deformante del proprio corpo e ad una bassa stima di sé. Le forme di disturbo da alimentazione incontrollata e i disturbi non specificati riguarderebbero invece circa il 6% delle adolescenti italiane. Secondo i dati del Ministero della Salute l’insorgere di nuovi casi di anoressia è al momento stabilizzato su una media di 6 nuovi casi ogni 100.000 abitanti, mentre è in crescita l’incidenza della bulimia nervosa, circa 12 nuovi casi ogni 100.000 abitanti.

Stando a questi dati dunque ci sarebbero in Italia, ogni anno, oltre 9.000 nuovi casi all’anno, prevalentemente nella fascia di età 12 – 25 anni.

Differente anche l’età di inizio dei due disturbi; mentre l’anoressia si presenta tipicamente all’inizio dell’adolescenza, verso i 12 anni, la bulimia raggiunge il picco massimo intorno ai 18-19 anni, nel momento che segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.

In questi anni però si sta registrando, in Italia ma anche all’estero, un certo abbassamento della soglia d’età di rischio che è scesa, per le ragazze, dai 14–16 anni agli 11–13, con casi di insorgenza precoce già a 7 anni.

“Si tratta di dati ampiamente sottostimati – dice Loredana Petrone, psicologa e responsabile per il Movimento Italiano Genitori della nuova campagna di prevenzione dei disturbi alimentari – in quanto rilevati sulle casistiche cliniche mentre assai più diffuse sono le forme sub-cliniche e i casi non trattati, basti pensare che solo il 10% di chi soffre di DCA chiede spontaneamente aiuto. Non è infatti un caso che i dati ministeriali parlino di 65.400 adolescenti malate per anoressia e bulimia mentre studi specialistici calcolano cifre 4 volte più alte. Spesso comunque la diagnosi arriva solo quando il disturbo provoca conseguenze fisiche evidenti, oppure quando la diminuzione di peso, o al contrario il suo aumento, è divenuto patologico. È dunque importante lavorare soprattutto a livello di prevenzione e di informazione, aiutando i familiari a riconoscere questi disturbi sul nascere e ad accompagnare i figli in un percorso di guarigione che non è solo fisico ma soprattutto psicologico. I disturbi dell’alimentazione infatti sono per lo più la spia di un disagio più profondo”.

“Per quanto concerne le cause del disagio – sottolinea la Petrone – non si può guardare in un’unica direzione e bisognerebbe smettere di attribuire sempre la “colpa” alla famiglia, come spesso è stato fatto in questi anni. È vero che il clima familiare e l’educazione ricevuta sono determinanti – ammette – ma ci sono molti altri fattori che intervengono in modo importante. La moda non è l’ultima delle “colpevoli”; fisici perfetti e scolpiti, esibiti costantemente in ogni dettaglio, propongono fin da piccoli canoni estetici fuorvianti e che per lo più possono essere raggiunti sono grazie a sapienti ritocchi al computer e che in molti casi sono al confine con la patologia”.

La campagna del Moige parte oggi con la messa on line del sito informativo www.anoressiaebulimia.info in cui si possono trovare spiegazioni mediche, psicologiche e consigli pratici – e con l’attivazione di un numero verde nazionale gratuito, 800.93.70.70, a cui si possono chiedere informazioni e consigli. Entrambe i servizi saranno gestiti interamente da medici e psicologi con significative esperienze nel campo della cura e delle prevenzione dei disturbi del comportamento alimentari

La campagna prevede anche la diffusione mirata sul territorio nazionale di locandine e depliant che verranno anche allegati ad uno dei prossimi numeri della rivista “Tuttoscuola” e de “Il Medico Pediatra”, bimensile della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp).

Nel sito è si può trovare anche una lista di 41 centri ospedalieri italiani convenzionati con il sistema sanitario che offrono programmi per la terapia dei Disturbi Alimentari, con tutti i riferimenti necessari per un primo contatto. Vi è inoltre uno spazio specifico “L’esperto risponde”, che avrà sostanzialmente la stessa funzione del numero verde ed offrirà così un doppia opzione, telefonica e telematica, a chi desidera avere chiarimenti o consigli.
La campagna del Moige è stata realizzata grazie al contributo economico della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma e con il patrocinio della Cattedra di Medicina Sociale dell’Università La Sapienza, di Psiconline e della Società Italiana di Psicologia.

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