Perché questa campagna

Un minore su 2 è stato contattato via web più volte con proposte indecenti da sconosciuti.
A 3 minori su 10 è stato chiesto un appuntamento al buio.
Il 30% di chi ha subito un tentativo di adescamento ha meno di 15 anni.
Più di 200.000 minori hanno accettato proposte oscene in cambio di una ricarica telefonica.

Sono questi alcuni dei dati emersi da un’indagine condotta nel mese di aprile 2012 dall’Istituto demoscopico SWG ed elaborati dal Moige – movimento genitori onlus.

Dai risultati emerge che il tempo di navigazione medio si attesta tra le 3 e le 4 ore giornaliere. Ma osservando i dati nel dettaglio si rileva che, a fronte dei due terzi dei ragazzi che naviga sul web non più di 3 ore al giorno, ne troviamo più di un terzo (soprattutto maschi) che lo fa per oltre 5 ore.
Sul fronte dei limiti e delle preoccupazioni dei genitori, il dato per nulla rassicurante evidenzia come siano meno del 20% i padri e le madri che pongono dei limiti ai propri figli sul tempo di navigazione, mentre la maggioranza assoluta (79%) si fida di loro e non fissa alcuna restrizione. E tra le cose da non fare navigando, i genitori consigliano in particolare i figli di non accettare incontri con sconosciuti e di non fornire dati personali. Preoccupa su questo fronte quel 17% di genitori che non dà nessun consiglio ai figli su come muoversi e cosa non fare.
Social network, informazione e posta elettronica sono le opportunità offerte dalla rete maggiormente utilizzate, cui seguono il download di musica e film; meno gettonati la chat e il gioco. L’utilizzo di programmi d’incontro tramite chat riguarda circa un terzo dei ragazzi, soprattutto i più piccoli; oltre la metà dichiara di non aver mai utilizzato questo strumento.

Ben 6 ragazzi su 10 non hanno computer dotati di sistemi di sicurezza e filtri per il controllo di accesso a siti dai contenuti pedopornografici e violenti. 4 ragazzi su 10 vengono approcciati in Internet da sconosciuti per chiedere dati personali o fare proposte indecenti (40% del campione, percentuale che sale a 52% per le femmine, cioè 1 ragazza su 2) e per la maggior parte si tratta di minorenni. La reazione della maggioranza è di interrompere subito la connessione, ma un terzo di coloro che hanno vissuto questa esperienza ha continuato a chattare seppur senza rivelare i propri dati.

Ciò che colpisce è soprattutto che la metà di coloro che hanno avuto questo genere di esperienze non ne abbia fatto parola con nessuno, e che solo una piccola parte ne abbia parlato con i genitori, e ancor peggio che un 4% abbia accettato di corrispondere alle proposte ricevute.

 


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