Approfondimenti

Quali sono gli effetti della televisione sui bambini?

Oggi il televisore fa parte dell’arredamento e delle abitudini familiari e ad esso si attribuisce notevole importanza. Per i bambini i messaggi inviati dalla TV sono sempre positivi, giusti (anche perché associati al rassicurante mondo casalingo), e, spesso, i più piccoli possono prendere alla lettera ciò che vedono e ascoltano. Un bimbo di 4/5 anni inizia appena a distinguere tra “vero” e “falso” e fa confusione tra i due significati fino ai 6/7 anni. Inoltre, la capacità di concentrazione di un bambino piccolo è breve, quindi per lui risulta complesso seguire il filo conduttore o la trama di una vicenda. Spesso non riesce a collegare la morale contenuta nel messaggio televisivo con il resto della storia: ciò che può restare maggiormente impresso nell’immaginario infantile sono le immagini forti, quelle che l’hanno colpito per la presenza di dettagli significativi o che hanno una particolare valenza emotiva.

Quali sono i modelli comportamentali che i bambini acquisiscono con maggiore facilità?

Il modo in cui un bambino si pone di fronte alle immagini televisive è nettamente diverso da quello di un adulto. Quest’ultimo, spesso, guarda la TV per svago, per rilassarsi, mentre un bambino desidera, in un certo senso, costruire dentro di sè un’immagine del mondo esterno, ovvero del mondo dei “grandi”.

Vantaggi e svantaggi della Tv

I bambini di oggi vengono precocemente abituati ad assorbire un’enorme quantità di immagini visive. Se i piccoli guardano troppo la televisione, a scapito di altri tipi di esperienze sensoriali, corrono il rischio che la loro attenzione ed il loro modo di immagazzinare informazioni si basino quasi esclusivamente sul dato visivo.
Inoltre le immagini televisive scorrono con enorme rapidità.
Nei vecchi cartoni animati di Walt Disney, i disegni si susseguivano con una certa lentezza, cosa che permetteva alla mente dello spettatore di adattarsi e di partecipare più attivamente allo spettacolo. I fotogrammi dei cartoni animati moderni, invece, si susseguono con una rapidità sorprendente, che non lascia spazio all’immaginazione del bambino. I messaggi giungono alla coscienza in maniera prefabbricata, quindi lo spettatore non ha tempo per riflettere né per giocare di fantasia. Il pericolo maggiore è che i bambini acquisiscano una modalità passiva di approccio al mezzo televisivo: potranno anche diventare spettatori attenti e preparati, ma correranno il rischio di non essere in grado di prendere decisioni autonome. Questo non significa demonizzare la televisione, perché si tratta di uno strumento affascinante, dotato di enormi potenzialità. Il problema nasce nel momento in cui bisogna imparare ad utilizzarlo a vantaggio nostro e, naturalmente, dei nostri figli. È necessario che i bambini vengano istruiti ad un corretto uso della TV: nelle scuole elementari e medie sarà essenziale che vengano “alfabetizzati” in tal senso, in modo tale da poter comprendere un linguaggio di per sé ricchissimo, ma che è pur sempre uno tra i tanti dei quali possano disporre. La lettura di un libro, ad esempio, offre al lettore la possibilità di decidere autonomamente i tempi e le modalità di acquisizione del testo: si può leggere, rileggere, saltare un paragrafo, tornare indietro. La fantasia ritrova il proprio spazio, il messaggio non è vincolato all’immagine e la riflessione è libera di emergere.

La violenza in Tv lascia tracce nei bambini?

Maggiore è il numero di ore che un bambino trascorre davanti alla TV, maggiore è il rischio che venga esposto a scene di violenza. Si è visto, ad esempio, come le immagini dell’attentato alle torri gemelle di New York abbiano avuto un impatto molto forte sui piccoli telespettatori. Alcuni genitori hanno rilevato che, in seguito alla visione delle scene trasmesse, i propri figli hanno sofferto di insonnia ed hanno manifestato un generale sentimento d’insicurezza. Qualcuno può ritenere giusto che i bambini imparino a guardare il mondo reale senza veli, per quello che è, con il suo enorme carico di violenza. Ma il ruolo dei genitori è di proteggere i propri figli ancora piccoli, agendo, quando necessario, da filtro e fornendo spiegazioni adeguate ad immagini che i bambini non sono in grado di elaborare. Benché non possa essere dimostrato un rapporto di causa-effetto tra visione di scene violente e comportamenti aggressivi, non si può negare che certe immagini provochino nel bambino ansia e tensione fisica, che potrebbero trovare uno sfogo nella messa in atto di atteggiamenti negativi. D’altronde assistere quotidianamente ad atti di violenza, finisce per innescare un meccanismo di “normalizzazione” di questi ultimi, quasi diventassero parte integrante della vita di tutti i giorni. Nei bambini piccoli, oltretutto, è frequente il tentativo di emulare ciò che viene visto in televisione. Un cartone animato, o un programma che contenga episodi violenti, tendono a suscitare nel bambino il desiderio di imitare le scene alle quali ha assistito. Un bambino piccolo è in grado di assimilare una certa dose di violenza solo qualora riesca a darle un senso, quando essa corrisponde a punti di riferimento che gli sono chiari: per esempio, i poli bene/male che trovano riscontro nei personaggi delle favole classiche. La violenza fine a se stessa non è razionalizzabile e, quindi, non può essere fatta rientrare negli schemi mentali del bambino. Di fronte alle immagini violente viste in TV, il piccolo non è in grado di difendersi “fisicamente”; entrano allora in gioco meccanismi difensivi di origine psicologica. Esiste una differenza fondamentale tra la favola/storia “vista”, che viene proposta sotto forma di immagini oggettive, e la favola/storia ascoltata, che viene elaborata attraverso processi mentali legati alla fantasia e alla creatività. Quest’ultima tipologia di narrazione mette il bambino in grado di contenere emotivamente il “male”, mentre la prima, dove i contenuti hanno un impatto diretto e non controllabile sul piccolo spettatore, potrebbe trascendere la capacità di elaborazione psichica del bimbo. La televisione non è quasi mai, come spesso si sente dire, “una finestra aperta sul mondo”, ma di esso offre solo una mera rappresentazione. Va ribadito ancora una volta il ruolo essenziale dei genitori: i bambini non possono essere “abbandonati” davanti al teleschermo, ma devono essere seguiti. I programmi vanno selezionati insieme, sotto la costante supervisione di un adulto responsabile.

Come insegnare la Tv ai bambini?

La prima regola da seguire, è quella di effettuare una scelta dei programmi che tenga conto del parametro “qualità”: infatti può diventare assolutamente deleterio porsi davanti alla Tv con atteggiamento passivo, pronti a seguire qualsiasi trasmissione venga proposta. Risulta quanto mai essenziale che i genitori aiutino i propri figli a valutare ciò che viene loro offerto, a scegliere uno spettacolo invece che un altro. Una regola fondamentale è stabilire con i bambini un tetto massimo di ore al giorno da dedicare alla televisione. Dagli studi condotti dalla prof.ssa Oliviero Ferraris, risulta che circa il 43% dei piccoli ha un televisore nella propria camera. Ciò comporta, indubbiamente, un minore controllo da parte degli adulti rispetto ai tempi e alle modalità di fruizione del mezzo. L’avere libero accesso al telecomando, permette ai bambini di accedere senza fatica ad un numero impressionante di canali: il rischio è che i piccoli facciano una sorta di “indigestione” televisiva, e che si trovino da soli di fronte ad immagini e messaggi che non sono in grado di gestire e decodificare. I genitori dovrebbero mettersi a ragionare secondo il punto di vista dei bambini. Ciò che agli adulti appare scontato, il più delle volte non lo è per i piccoli, che si trovano ad affrontare per la prima volta gli effetti del “bombardamento” mediatico. In un panorama vasto come quello offerto dalla TV attuale, i bambini possono avere difficoltà ad orientarsi. È compito degli adulti guardare i programmi a cui assistono i propri figli, mettersi accanto ai piccoli con atteggiamento positivo e spiegare loro ciò che non capiscono. Per quanto riguarda i messaggi pubblicitari, i genitori potrebbero aiutare i figli ad assumere un atteggiamento critico, ad esempio aiutandoli a cambiare prospettiva: potrebbe essere utile “smontare” il fascino degli spot aiutando i bambini a mettersi nei panni dei pubblicitari. Giocare a fare il regista, a mettersi nelle vesti di chi sta dall’altra parte dello schermo, potrebbe aiutare i piccoli utenti a comprendere anche le dinamiche negative che si nascondono dietro il luccicante mondo delle immagini televisive. Un passo ulteriore è quello di insegnare ai figli che, spesso, vi sono delle differenze tra ciò che viene reclamizzato e il prodotto reale: sarà utile, quindi, che i bambini imparino a leggere le etichette, anche le parole scritte in caratteri minuscoli. Il comune denominatore resta, comunque, lo stesso: insegnare ai figli a ragionare con la propria testa. Un altro concetto importante è quello dell’imparare a dilazionare nel tempo la gratificazione: i programmi e gli spot destinati ai bambini sono brevi; perciò l’inizio, lo sviluppo e la fine del messaggio si svolgono con estrema rapidità. Ogni finale rappresenta una gratificazione psicologica. I bambini, oggi, sono abituati ad essere serviti, ad ottenere senza sforzo tutto ciò che desiderano; potrebbe essere normale per loro, una volta cresciuti, pretendere che la vita offra loro quello che vogliono senza sacrifici di alcun genere. Spetta ai genitori, ai docenti e a chiunque si prenda cura dei bambini, insegnare l’importanza dell’impegno e la tolleranza rispetto alle frustrazioni quotidiane. In alcune scuole vengono progettati dei laboratori televisivi, dove i bambini possono apprendere a lavorare in gruppo per creare una sceneggiatura, svolgere le riprese, preparare il montaggio e così via. Questo tipo di esperienza, oltre ad essere senza dubbio molto ricco e complesso, sembra essere estremamente gradito ai bambini. Il compito fondamentale rispetto all’educazione ad un corretto uso della TV, quindi, è insegnare ai piccoli e diventare padroni dello strumento televisivo, a non subirlo passivamente. Il fattore veramente importante, comunque, è che resti sempre lo spazio per altre attività: non bisogna mai sacrificare i giochi all’aperto, essenziali affinché i bambini sperimentino il senso di autonomia e di libertà tanto importanti per la loro crescita.

Fonti Utilizzate

– http://www.mediamente.rai.it
– http://www.dirittoefamiglia.it/Docs/Giuridici/leggi/mintv.htm
– http://www.educare.it
– M. Morcellini, La TV fa bene ai bambini, Meltemi, Roma, 1999
– http://www.mentesociale.it/ricerche/ricerca_adolescenti.htm
– A.Marziale, R. Potasso Baby Sitter? Non questa grazie! Alfadedis Editrice (2003)
– P. Aroldi La TV risorsa educativa San Paolo (2004)

Decalogo per un corretto uso della Tv

1. Evita la tv prima di andare a scuola, meglio gustare la colazione tranquillamente insieme alla famiglia. Guardare la tv al mattino rende più difficile la concentrazione in classe.
2. Tieni spenta la tv durante i pasti, utilizza questa occasione di ritrovo per parlare con i tuoi.
3. Non tenere la tv accesa mentre fai i compiti, se ti distrai impieghi più tempo. Meglio studiare e poi rilassarsi davanti al programma preferito.
4. Mentre guardi la tv stai attento a non assumere posizioni scorrette, come stare sdraiato a pancia in giù con le mani sul mento; alla lunga può far male alla salute.
5. Mentre guardi la tv proteggi gli occhi, meglio rimanere ad almeno tre metri di distanza. All’inizio puoi divertirti a misurarli con il metro, con il tempo diventerà una sana abitudine.
6. Non tenere il volume della televisione troppo alto, danneggia l’udito e disturba vicini e familiari.
7. Mentre guardi i tuoi programmi preferiti stai attento a non mangiare in modo incontrollato, maglio fare una pausa per la merenda e poi tornare a guardare la tv.
8. Non regalare alla tv tutto il tuo tempo libero, usalo per fare anche altre attività che ami, magari all’aperto o in compagnia dei tuoi amici.
9. Concorda con i tuoi genitori per quanto tempo, al massimo, puoi guardare la tv ogni giorno; considera che un’ora al giorno durante la settimana e due ore al giorno nel week end dovrebbero bastare.
10. Se ne hai l’opportunità guarda la tv insieme a un adulto, così potrai parlare con lui di quello che senti e che vedi e lui potrà spiegarti le scene e le parole che non hai capito.



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