ASSEGNO UNICO PER CHI HA I FIGLI A CARICO – FINALMENTE UN AIUTO ALLE FAMIGLIE

IL TEMPO

 

Parla Antonio Affinita, direttore del Moige: «Bene il contributo di 250 euro ai genitori»

 

“ASSEGNO PER CHI HA I FIGLI A CARICO – FINALMENTE UN AIUTO ALLE FAMIGLIE”

 

Approvato l’assegno unico per i figli, composto da una parte fissa e una variabile in base al reddito, fino a 250 euro mensili per chi ha almeno un figlio a carico fino a 21 anni. Prevista una maggiorazione in caso di più figli o figli disabili. L’assegno è svincolato dai contratti di lavoro dei genitori, consentendo di beneficiarne anche ad autonomi, partite Iva, inoccupati e disoccupati, finora esclusi dai sostegni. «Un provvedimento in favore della famiglia, da sempre vittima di un’ingiusta discriminazione fiscale, ma che, per alcuni genitori, potrebbe rivelarsi un boomerang, poiché ingloberà tutte le attuali agevolazioni» dice Antonio Affinita, direttore del Moige, Movimento italiano genitori, che cita le stime del gruppo di lavoro Arel/Feg/Alleanza per l’infanzia «l’80
per cento delle famiglie percepirà solo 161 euro al mese per ogni figlio, e solo 97 euro se tra i 18 e i 21 anni». Antonio Affinita, capiamo meglio di cosa si tratta e quali sono gli aspetti più innovativi del provvedimento? «Si tratta di un’iniziativa che per la prima volta riconosce la centralità della famiglia. Sempre considerata, in contrasto con la costituzione, la cenerentola delle realtà sociali da sostenere, ma mai si erano avuti provvedimenti autentici, non spot, realmente incentrati sulla famiglia. Questo è un aspetto innovativo e importante, soprattutto perché pone fine a decenni di discriminazione fiscale. Di questo vogliamo ringraziare la tenacia della Ministra della Famiglia Elena Bonetti ed il Parlamento che ha votato unanime. La Costituzione afferma che i cittadini debbano pagare le tasse in base alla capacità contributiva, non sulla base dei redditi. A parità di reddito, una famiglia di 5 persone avrà più spese di una famiglia composta da due persone e, quindi, dovrebbe avere una diversa tassazione, in quanto un figlio costa circa 10-15 mila euro annui, di più se con disabilità. Qui c’è il nocciolo della discriminazione». Potrebbe essere un buon sistema per aiutare le famiglie? «Ciò che è positivo è innanzitutto il fatto che si stia facendo qualcosa. Noi da anni avevamo già parlato di strumenti che potevano essere un concreto sostegno, come il quoziente familiare adottato in Francia, o il sistema di deduzioni in vigore in molti paesi, come la Germania. In Italia si è scelto l’assegno unico, va bene anche così. Non credo esista un sistema perfetto, ciò che conta è voler mettere fine ad un sistema di discriminazione fiscale vissuto dalle famiglie per decenni». Dunque, siamo di fronte ad un cambio di passo? «Ci auguriamo che nella stesura dei decreti attuativi, che rappresentano la sfida più importante, si riesca a renderlo uno strumento davvero a sostegno delle famiglie. Auspichiamo che il Governo apra un tavolo di confronto con le associazioni delle famiglie, così che possano apportare valutazioni e considerazioni tali da arricchire e migliorare la proposta, evitando che l’assegno diventi un mero strumento di contrasto alla povertà, ma che sia davvero un sostegno alle famiglie, consentendo loro di pagare meno tasse in base del numero dei figli. Ovviamente, sia ben chiaro: c’è bisogno specie in questo periodo di aiuti contro la povertà, ma sarebbe bene non confondere le diverse tipologie di intervento».

 

 

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