Perchè questa campagna

Con il termine ”bullismo”, che deriva dall’inglese “bullying”, letteralmente “intimorire”, si fa riferimento a un’azione intenzionale, fisica o psicologica, ripetuta nel tempo e caratterizzata da uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce e che finisce per arrecare danno alla vittima.

Spesso le interazioni nella vita reale che portano a tali situazioni di prevaricazione si intrecciano con quelle che si verificano nella sfera virtuale. Grazie ai nuovi media digitali e a Internet possiamo condividere con gli altri le nostre emozioni e le nostre esperienze andando a spezzare il filo della nostra privacy. Per questo è fondamentale conoscere bene la geografia della rete perché, pur ampliando in termini funzionali ed esperienziali la nostra quotidianità e la nostra capacità di socializzare, mancando la presenza fisica, al riparo di uno schermo, è più facile lasciarsi andare a comportamenti disinibiti e offensivi, esponendoci a situazioni potenzialmente pericolose.

Gli episodi di bullismo tra ragazzi, che fino a pochi anni fa si manifestavano prevalentemente in forma diretta, con attacchi sia fisici sia verbali nei confronti della vittima, e indiretta, con l’isolamento sociale e intenzionale di un minore dal gruppo, accadono oggi anche in forma elettronica, spostandosi dal piano reale a quello digitale.

I cosiddetti «bulli e cyberbulli» (molto spesso persone che la vittima ha conosciuto a scuola, nel quartiere o in un’associazione), utilizzano sempre più spesso lo spazio virtuale dei media digitali per offendere, minacciare e diffondere, tramite Internet o cellulare, messaggi, immagini o filmati spregevoli e diffamatori. Fenomeno che, rispetto al bullismo tradizionale, si distingue per la possibilità di celarsi dietro un nickname, per la difficoltà per la vittima di risalire al molestatore, nonché per l’assenza di limiti spazio-temporali che permette di colpire la vittima ogni volta che questa si collega alla Rete.

Gli atti di bullismo e di cyberbullismo si configurano, dunque, come l’espressione della scarsa tolleranza e della non accettazione verso chi è diverso per etnia, per religione, per caratteristiche psico-fisiche, per genere, per identità di genere, per orientamento sessuale e per particolari realtà familiari: vittime del bullismo sono quasi sempre, infatti, adolescenti su cui gravano stereotipi che scaturiscono da pregiudizi discriminatori.

Per comprendere meglio il contesto entro cui i soprusi accadono anche nello spazio virtuale dei media digitali, è necessario sottolineare che le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione tra ragazzi e adolescenti sono economicamente accessibili e molto diffuse. Quella attuale è, infatti, la prima generazione di adolescenti cresciuta in una società in cui l’essere connessi rappresenta un dato di fatto, un’esperienza connaturata alla quotidianità.

I ragazzi vittime del bullismo, in tutte le sue forme, subiscono continui cambi di umore, hanno disturbi emotivi, problemi di salute fisica, dolori addominali, disturbi del sonno, nervosismo e ansia. Chi ne è vittima può subire conseguenze anche molto gravi, come la perdita della fiducia in se stesso, problemi di rendimento scolastico, disagio, stati di ansia, esclusione e depressione. L’aggressività che si manifesta su Internet è uno dei fenomeni di violenza più preoccupanti e seri, tanto da indurre all’autolesionismo e talvolta addirittura al suicidio.

 

Dalla nostra ricerca condotta con l’Università La Sapienza di Roma su 1.500 ragazzi delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado emerge un generale atteggiamento di sottovalutazione degli effetti dei comportamenti in rete.

L’82% non considera grave insultare, ridicolizzare o rivolgere frasi aggressive sui social. L’86% ritiene che le conseguenze per la vittima non siano gravi e che, considerato che non si dà luogo a violenza fisica diretta, l’atto aggressivo verbale può essere considerato non grave e irrilevanti

Il 76% dichiara che insulti o frasi aggressive riguardano l’aspetto fisico, l’abbigliamento, i comportamenti.

Il 71% dichiara che la vittima non avrà alcuna conseguenza dagli attacchi. Il 68% dichiara che non è grave pubblicare immagini, senza autorizzazione, che ritraggono la vittima. Gli insulti  ripetuti o la pubblicazione di immagini lesive sono ritenuti leciti perché ritenuti circoscritti ad un ristretto numero di persone che ne avrebbero accesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo contenuto è parte integrante del progetto:

Grazie a te potremo assicurargli protezione e sostegno con le nostre task force specializzate.

Sostieni il moige

Sos Minori

Ecco le aree dove siamo attivi per la tutela dei minori. Segnalaci situazioni di illegalità e/o pericolo sui minori.

Iscriviti alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle nostre iniziative e affrontare insieme le tante problematiche.

* L'autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi del Reg. UE 2016/679 potrà essere validata proseguendo con la compilazione di questo form relativo all'iscrizione alla newsletter.