Approfondimenti

I danni del fumo in gravidanza: alcuni dati

Fumare in gravidanza provoca gravi danni al bambino: le tossine del fumo assorbite dalla madre passano direttamente al nascituro attraverso il cordone ombelicale e la placenta riducendo l’apporto di ossigeno al feto, causando aborti spontanei e aumentando il rischio di parto prematuro del 70% rispetto ad una donna che non fuma*.

Numerosi studi statistici hanno inoltre dimostrato che il fumo rallenta l’accrescimento del bambino, in quanto interferisce con la funzione di nutrizione svolta dalla placenta: i figli di forti fumatrici, infatti, nascono di norma con un peso molto inferiore a quello normale per l’età di gestazione**.

Riteniamo importante fornire alle donne in dolce attesa informazioni specifiche sul tema, per renderle consapevoli dei rischi che il fumo comporta per loro e per il bambino. Da una ricerca dell’OSSFAD, l’Osservatorio Fumo Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità, risulta che il 40% delle donne fumatrici in gravidanza continua a fumare, il 10% delle quali non effettua neanche una minima riduzione del numero di sigarette al giorno.

Smettendo di fumare in gravidanza e durante la prima infanzia del bambino si possono prevenire molti problemi pre e post natali come crisi di asma, infezioni polmonari, disturbi respiratori, tosse e irritazione agli occhi**.

Anche durante l’allattamento ci si deve astenere dal fumare, in quanto il neonato assume nicotina con il latte materno e si registra un aumento del rischio di morte improvvisa (+300%)*.

Da non sottovalutare anche i danni provocati dal fumo passivo, così come evidenziato anche in un articolo de ‘Il Sole 24 Ore’, riportante uno studio pubblicato su Tobacco Control e condotto dai ricercatori dell’University of Rochester in New York. Questo studio, infatti, ha evidenziato la correlazione tra l’esposizione al fumo passivo e l’aumento di difficoltà prima e durante il periodo di gestazione. La ricerca è stata condotta su un campione di 4.800 donne presenti al Roswell Park Center Institute tra il 1982 e il 1998, che hanno risposto a un questionario riguardante lo stato delle loro gravidanze, i tentativi di restare incinta ed eventuali aborti spontanei, in relazione al loro uso di sigarette e all’esposizione al fumo passivo.

Dai dati è emerso che il 40% delle donne ha segnalato diversi problemi in relazione alla maternità: alcune donne non riuscivano a restare incinta, altre hanno subito la perdita del feto, l’11,3% ha sofferto di disturbi nel corso della gravidanza e il 32% ha avuto degli aborti spontanei. I ricercatori hanno osservato che quattro su cinque delle donne intervistate erano state esposte al fumo dei genitori da giovani e correvano un rischio maggiore del 26% di non restare incinta, mentre chi continuava ad avere fumatori in casa correva un pericolo pari al 39% di incorrere in un aborto spontaneo.

Secondo gli studiosi è possibile che il fumo passivo interferisca con la normale azione degli ormoni coinvolti nella fertilità e nella gravidanza, pertanto sarebbe necessario tutelare dall’esposizione tutte le donne a partire dall’età riproduttiva.

*Fonte: Lilt- Guida “Basta Sigaretta! Smettere di fumare rende liberi e belli”

**Fonte: Osservatorio Fumo, Alcool e Droga – Istituto Superiore di Sani

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