Approfondimenti

Come si presenta

Ogni anno l’influenza colpisce milioni di italiani e l’età pediatrica è la più colpita. Il periodo di incubazione dell’influenza è di circa 2-3 giorni. Le persone sono contagiose dal giorno prima della comparsa dei sintomi fino a circa 5 giorni dopo l’inizio della malattia; i bambini generalmente sono contagiosi più a lungo (da qui la necessità di qualche giorno di convalescenza in più).  La malattia influenzale è caratterizzata da un brusco esordio di sintomi quali febbre, dolori muscolari, cefalea, stato di malessere, tosse secca, mal di gola, rinite.

Se volessimo dare una definizione più scientifica l’influenza viene così definita: affezione respiratoria acuta ad esordio brusco ed improvviso con febbre > 38°C, accompagnata da almeno uno dei seguenti sintomi generali: cefalea, malessere generalizzato, sensazione di febbre con sudorazione e brividi astenia; e da almeno uno dei seguenti sintomi respiratori: tosse faringodinia, congestione nasale.

L’influenza si trasmette da persona a persona per contatto diretto, tramite le goccioline liberate dal naso e dalla gola con tosse a starnuti, attraverso oggetti recentemente contaminati. Può colpire tutti i gruppi di età. Nei bambini osserviamo un tasso di infezione molto alto, più alto che negli adulti, ma per fortuna un tasso di gravità e mortalità molto basso.

La febbre di per sé, anche se elevata ed anche se è il sintomo che maggiormente spaventa i genitori, non provoca complicanze, ma se si verifica una delle seguenti condizioni si rende necessaria una più attenta valutazione, fermo restando che nulla può comunque sostituire il parere del pediatra:

1) il bambino ha meno di 3 mesi;

2) la febbre persiste al disopra dei 40°C e resiste agli antipiretici;

3) il bambino presenta pianto inconsolabile o piange ogni volta che viene mosso o toccato;

4) il bambino è sonnolento e si risveglia con difficoltà;

5) il bambino non riesce a piegare e muovere liberamente il capo;

6) il bambino presenta tosse con difficoltà respiratoria;

7) se si verifica una convulsione;

8) se il bambino non riesce ad inghiottire nulla e perde saliva;

9) se il bambino presenta uno stato di malessere molto accentuato nonostante la somministrazione di un antipiretico.

Bisogna poi tener conto che non tutte le febbri autunno-invernali sono influenza. Vi sono numerosissimi virus che circolano e che causano una sintomatologia simile all’influenza anche se di solito la febbre ha durata più breve, i sintomi di malessere generale sono più sfumati, mentre prevalgono i sintomi da raffreddamento come naso chiuso, starnuti, mal di gola. Non è quindi insolito che il bambino si ammali ripetutamente con febbre nell’arco della stagione anche se l’influenza vera e propria, causata dal virus influenzale è solitamente l’episodio più acuto e più debilitante.

Possibili complicazioni

La gravità e mortalità si registra soprattutto tra gli over 65 e fra le persone affette da malattie croniche, siano essi adulti o bambini. Tra le complicazioni più frequenti e gravi dell’influenza la polmonite è quella più importante (può essere pertanto utile e raccomandabile abbinare la vaccinazione influenzale con quella pneumococcica) nei bambini, comuni sono le otiti, le bronchiti, più rare l’encefalopatia, le mieliti, la sindrome di Reye, le miositi, le miocarditi e pericarditi.

Come si cura?

La terapia è esclusivamente sintomatica. Potranno essere utili farmaci per abbassare la febbre, decongestionanti nasali, fluidificanti, disinfettanti per la gola. Gli antibiotici non hanno nessun effetto sul decorso dell’influenza, vanno usati solo sotto consiglio medico in caso di complicanze da sovrapposizione batterica. Nei bambini sotto i 12 anni è fortemente sconsigliato l’impiego di prodotti contenenti acido acetilsalicilico in quanto, interagendo con il virus influenzale, potrebbero causare la sindrome di Reye, con gravi danni a carico del fegato e dell’encefalo. I farmaci antivirali non vengono generalmente utilizzati, soprattutto in pediatria, in quanto modificano solo parzialmente il decorso della malattia e non sono privi di effetti collaterali.

Categorie a rischio

Appartengono a categorie a rischio le seguenti classi di persone:

– i prematuri ed i bambini a basso peso alla nascita (<2.500 g)

– bambini e adulti affetti da:
• malattie croniche dell’apparato respiratorio (asma inclusa)
• malattie croniche del sangue
• malattie croniche renali
• malattie degli organi emopoietici
• diabete e altre malattie dismetaboliche
• sindromi da malassorbimento intestinale
• fibrosi cistica
• malattie congenite o acquisite che comportino riduzione di anticorpi

– bambini in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di S Reye in caso di infezione influenzale

– familiari di soggetti ad alto rischio ( ad esempio mamma, papà e fratellini di un neonato)

– soggetti di età > 65 anni,

– donne che saranno nel II e III trimestre di gravidanza durante la stagione epidemica

– individui di qualsiasi età ricoverati presso strutture per lungo degenza

– medici e personale sanitario

– soggetti addetti ai servizi pubblici ( personale asili nido, insegnanti scuole d’infanzia, addetti poste, forze di polizia, volontari servizi sanitari, personale assistenza case di riposo)

– persone che sono a contatto con animali e che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani (allevatori, addetti al trasporto di animali vivi, macellatori, veterinari)

Comportamenti preventivi

Consigli semplici, validi per grandi e piccini ed a maggior ragione se si appartiene a categorie a rischio, per aiutare i nostri bambini ad ammalarsi il meno possibile.

• Evitare di far incontrare i vostri bambini con persone malate…quanto più è possibile.

• Tenere a casa il bambino quando è malato, eviterà così anche il diffondersi del virus!

• Coprire bocca e naso con una sciarpa

• Lavare spesso le mani del tuo bambino, sono veicolo di germi.

• Arieggiare gli ambienti dove stazionate.

• Non appena inizia la stagione delle arance, offrire al bambino una bella spremuta tutti i giorni.

• Evitare di far sudare i bambini, meglio vestirli a strati per adattare l’abbigliamento a tutti gli ambienti.

• Evitare ambienti troppo caldi e con l’aria troppo secca, sopratutto dopo che si riaccenderanno i riscaldamenti.

• Non far respirare al tuo bambino del fumo passivo, irrita le vie respiratorie e facilita l’attecchimento di virus.

• Quando fuori fa molto freddo cercare di respirare con il naso tenendo la bocca chiusa.

• Trattenere i bambini due giorni in più a casa, una buona convalescenza è la migliore prevenzione di altri episodi febbrili.

 

 



 

 

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