Cosa si può fare

Il gioco non deve essere sottovalutato. Il tempo speso a giocare è a tutti gli effetti un momento educativo perché, attraverso le sue dinamiche, si può insegnare e imparare tanto. I giochi sono fatti di storie e fantasia: queste caratteristiche stimolano nei più giovani la loro curiosità e soprattutto la capacità di porsi degli obiettivi per dare un finale alla storia.

Il gioco vive seguendo leggi e dinamiche proprie. Chi vi partecipa impara anche a rispettare e riconoscere il valore delle regole ed agire secondo esse. Ai nostri ragazzi dobbiamo insegnare inoltre che giocare non vuol dire necessariamente vincere. Nessuno ama perdere, ma nel gioco perdere significa comunque imparare, e il fatto stesso di giocare genera un’esperienza di divertimento.

I giochi cambiano anche in funzione dell’età e i genitori devono tener presente questo dettaglio per entrare in sintonia con i figli. Il gioco ha la funzione di “ponte sociale”, annulla cioè tutte le distanze (anche anagrafiche) tra i partecipanti, consentendo di fatto agli adulti di stare allo stesso livello dei più piccoli. Anche nei giochi in solitaria il genitore deve far sentire la propria presenza al bambino, commentando e dando suggerimenti. L’importante è che sia sempre il bambino a condurre il gioco, seppur sotto la supervisione di mamma o papà.

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